Trovare lavoro in Svizzera, tutta la verità

In tempi di crisi, la maggior parte degli italiani strizza l’occhio alla Svizzera, ritenendola una delle mete più  adatte per poter uscire dalla disoccupazione senza speranza e per poter trovare un lavoro stabile. La Svizzera è una Federazione indipendente che comprende sette aree ( cantoni) in cui si parlano rispettivamente l’italiano, il francese e il tedesco. La lunga storia di solidità economica e finanziaria e di neutralità della Svizzera dai principali conflitti internazionali la fanno apparire, agli occhi di chi vuole emigrare, come il Paese ideale per costruire un futuro e una nuova vita. Non è difficile venire a conoscenza di amici, parenti e conoscenti che sono riusciti a trovare lavoro proprio dopo essere emigrati in Svizzera. Ma queste opportunità esistono davvero o sono solo dei casi fortunati? Prima di decidere di emigrare in Svizzera bisogna conoscere attentamente il mercato del lavoro elvetico, altrimenti rischia di intraprendere percorsi difficili da realizzare, specie per chi è già maturo ed ha bisogno di trovare un lavoro da subito.

Se si cerca lavoro in Svizzera è importante sapere che le maggiori opportunità riguardano i cantoni di lingua tedesca, mentre in quelli di lingua francese è italiana è più difficile trovare offerte di lavoro. I dati li abbiamo desunti dagli uffici di collocamento della Federazione elvetica, dove un database online permette a chiunque di ricercare le offerte di lavoro in base al cantone, al settore e alla posizione ricercata.  I servizi di collocamento svizzeri sono impegnati ad offrire supporto ed assistenza anche ai lavoratori stranieri in cerca di occupazione nel territorio elvetico.  Gi uffici di collocamento o agenzie per l’impiego svizzere effettuano questo servizio nell’ambito del programma Eures (European Employment Services), la rete di cooperazione dei servizi pubblici per l’impiego dell’Unione europea e degli Stati dell’AELS.

In Svizzerail 71% dei lavoratori è occupato nei servizi, mentre il 25% nell’artigianato e nell’industria e il 4% in quello primario. Dal 2002 si è registrato un incremento dell’immigrazione proveniente dai Paesi dell’Ue, specie da Germania e Portogallo, mentre il 27% dei lavoratori stabilmente occupati in Svizzera è di nazionalità straniera.  Il passaggio più difficile da superare per trovare lavoro qualificato in Svizzera è rappresentato dalla lingua. Un lavoratore  con esperienza, che conosce solo la lingua italiana, difficilmente potrà inserirsi nel mercato del lavoro della Svizzera tedesca con le stesse mansioni svolte in Italia.

Ecco perché le maggiori opportunità di realizzazione professionale sono riservate a giovani laureati che conoscono bene altre due lingue, ovvero il tedesco e l’inglese. Buone le opportunità anche per i muratori e gli addetti alle pulizie, dove si richiede semplicemente di svolgere quel determinato lavoro manuale. Ma cosa succede per coloro che hanno lavorato per anni nel settore dei servizi italiani parlando solo in italiano? Possono accadere due cose: accettare lavori umili  iniziando a studiare il tedesco e sperando di poter trovare un lavoro più qualificato una volta apprese le regole linguistiche o svolgere  lavori poco qualificati a vita ( addetti alle pulizie, lavapiatti, ecc.) perché le proprie difficoltà di integrazione linguistica non consentono di far valere i titoli acquisiti in Italia.

Trovare lavoro in Svizzera è una realtà sempre più vicina e possibile a noi, ma dopo una certa età si rischia di dover accettare lavori umilissimi perché impossibilitati a comunicare in un’altra lingua. In Italia, dunque, si dà lavoro agli immigrati togliendolo agli italiani, i quali, per sopravvivere, saranno costretti per lungo tempo a vivere da immigrati in Svizzera o da qualche altra parte. Certo, le retribuzioni dei lavori umili in Svizzera sono più alte che in Italia e regolarmente contrattualizzate, ma rapportate alle spese dell’affitto e dei beni di prima necessità non consentiranno certo di vivere una vita da nababbi. Certamente si sopravviverà, ma non sarebbe stato meglio farlo in Italia, invece di essere costretti a cambiare vita  a 45 o 50 anni, quando forse si sarebbe avuto diritto ad una vita più serena e senza troppi cambi di rotta? Lasciamo ai lettori, l’ardua risposta.

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