NORMA ANTIPRECARI O NORMA PRECARIA?

Con le polemiche suscitate dalla norma sui precari, contenuta nella manovra economica del Governo,  non potevamo esimerci dal parlarne. Primo perch� ci occupiamo essenzialmente di informazione dedicata al mondo del Lavoro e secondo perch� nella democrazia dell’informazione di certe cose bisogna parlarne. E terzo perch� � giusto.  Oggi, all’inizio del mese clou per le ferie, le parti sociali ed i lavoratori parlano di lavoro, di futuro, di cosa fare perche i giovani riescano ad ottenere un impiego stabile e definitivo. Oggi si parla anche di un ricorso alla Corte Costituzionale da parte della CGIL, per fermare la norma definita “antiprecari”, approvata in Senato ed in attesa del via libera alla Camera. Questa norma, che si � nuovamente trasformata in uno scontro politico e tra poteri vede, da un lato, le forze di centrosinistra gridare allo scandalo e dall’altro le  rappresentanze degli industriali, (Confindustria) esprimere giudizi positivi. In questa bagarre mediatica, non abbiamo sentito, per�, tanto bene, il parere dei lavoratori. Prima di sentirlo, vorremmo per� ricordare quali sono i punti salienti della norma che sta facendo cos� tanto discutere. Con la legge in corso di approvazione, quando un lavoratore citer� in giudizio un’azienda per irregolarit�, non potr� pi� essere reintegrato, ma ottenere solo un risarcimento. Da qu� l’infuocata discussione. Il ministro del Lavoro ha preso le distanze dalla norma. La maggioranza di Governo ha specificato che si tratta solo di una disciplina che riguarda i contenziosi in corso, che permetter� di ridurre  i tempi dei processi con beneficio equo per aziende e lavoratori. Ma noi ci chiediamo: quale beneficio? Invece di ridurre i tempi dei processi, si pensa di tagliare fuori i lavoratori che hanno avuto la sfortuna di citare in giudizio il datore di lavoro prima dell’entrata in vigore di una norma? S�, noi temiamo, come dice Storace, che in Italia stia aumentando il livello di ingiustizia sociale, dove dei pi� deboli non gliene frega niente a nessuno. Eccole le testimonianze di chi sta dall’altra parte della barricata. Rosaria, precaria, 36 anni dice:” Ma chi ha soldi, potere, successo, si rende conto di che cosa voglia dire vivere con contratti a termine, con lavori che vanno e vengono, con la paura di non arrivare a fine mese? Con l’impossibilit� di comprare casa, di avere dei figli, di andare un p� in vacanza, con le ferie pagate? Evidentemente no. Non si rendono conto. Il sazio non creder� mai a chi � a digiuno. E che sar� mai per i forti avere tra i piedi gente senza futuro, disperata e senza soldi? Tanto, loro, non li vedono nemmeno. Sanno, lor signori, cosa voglia dire essere umiliati da un superiore che ti fa un contratto precario e che si infuria ogni volta, dopo averti pagato il misero stipendio, considerandoti come una sua propriet�, senza diritti e senza dignit�, pretendendo di decidere se andrai in ferie oppure no? Se ti devi ammalare oppure no? Questa, cari signori, � la realt� presente in molte sacche di lavoro precario in aziende private.  Nessuno si rende conto dell’immenso dolore che questa situazione sta provocando alle nuove generazioni. Si pu� avere orgoglio, dignit�, usare gli strumenti legali per difendersi dagli abusi dei datori di lavoro, ma quando questi strumenti rischiano di esserci tolti, perdi la speranza, perch� perdi il diritto ad essere una persona, arrivando persino a  vergognarti di essere nata”. Non vogliamo commentare queste parole perch� si commentano da sole. Chiudiamo con un pensiero: non tutti nascono imprenditori, c’� chi non ha i mezzi o non � tagliato per farlo. Alla politica spetta il dovere, sacro, di tutelare tutti i propri cittadini. Altrimenti non � politica, ma qualcos’altro… (Data articolo 01/08/2008)

Commento del 11/08/2008 ore 16.00

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Hai mille ragioni,ma ti sei chiesta, in questi giorni, come mai non parli pi� nessuno di questo argomento? Oggi �  l’11 agosto. Tutto tace. Ci hanno abbandonati?

 

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