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GIORNALISTI E UFFICI STAMPA NEGLI ENTI PUBBLICI STOP ALLE CONSULENZE FIDUCIARE Addetti stampa e portavoce: due figure diverse SIGLATO L'ACCORDO PER L'APPLICAZIONE DELLA LEGGE 150/2000 Lo scorso primo agosto il protocollo d'intesa siglato tra le confederazioni sindacali Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Fnsi, ha riaffermato il principi contenuti nella legge 150/2000 che disciplina l'attività di comunicazione negli enti pubblici ed i requisiti professionali dei giornalisti chiamati a ricoprire l'incarico di addetto stampa. Il protocollo d'intesa ribadisce che l'addetto stampa deve essere previsto nella pianta organica degli enti pubblici, deve essere assunto con contratto giornalistico, nel profilo previsto per la qualifica di redattore, deve essere giornalista iscritto all'Ordine e deve occuparsi dell'attività di comunicazione dell'ente nel rispetto della trasparenza e delle regole deontologiche, evitando di contrapporre la propria figura ed il proprio ruolo a quello del portavoce che pur essendo un ruolo legittimamente previsto, non deve essere espletato dall'addetto stampa. Questo in estrema sintesi il succo dell'accordo che lo scorso 6 agosto è stato divulgato dal portale la Comunicazione. Questo protocollo d'intesa è stato accolto con soddisfazione da noi giornalisti perchè finalmente si ribadisce la volontà di applicare la legge 150/2000 e dopo otto anni era proprio ora di pretendere la corretta applicazione della norma che dà dignità professionale al ruolo del giornalista nella PA. Volevamo segnalare questo accordo anche nel sito della nostra testata di informazione dedicata al mondo del lavoro perchè sugli uffici stampa e sul lavoro dei giornalisti nella PA c'è molto da dire. Scriviamo dalla Sicilia, dalla provincia di Catania, dove da sempre si assiste all'annoso problema del lavoro negli uffici stampa con colleghi selezionati tramite incarichi fiduciari dalle pubbliche amministrazioni. Se facciamo una piccola indagine verificheremo che la percentuale di consulenti stampa delle pubbliche amministrazioni di Catania e provincia è stata composta da giornalisti che lavorano per lo stesso editore, qualche caso sporadico in qualche nota Tv locale o altro giornale, ma nella maggior parte dei casi i giornalisti che possono realizzare il sogno di lavorare nell'ufficio stampa di un ente pubblico sono stati i soliti noti che scrivono o lavorano per le testate dell'editore più noto di Catania. Con questo articolo non vogliamo puntare il dito sui colleghi che lavorano, nè sugli editori, ma solo segnalare un dato di fatto, una realtà consolidata che ha buttato fuori dal mercato altrettanti bravi giornalisti che hanno avuto solo la "sfortuna" di scrivere per altre testate non diffuse a Catania. Aggiorniamo il pezzo in data 30 ottobre 2008 perchè con le nuove normative in fatto di selezioni, negli uffici stampa sembra debbano lavorare solo giornalisti professionisti e non pubblicisti, anche se è in corso una disputa per interpretare la legge 150/2000 che dà le stesse opportunità a pubblicisti e professionisti. Anche negli enti catanesi ci si sta uniformando alle nuove regole e le selezioni stanno dando spazio a giornalisti professionisti, dunque non più distinzione tra editori ed editori , ma tra tesserino e tesserino.
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