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Crisi del lavoro in Italia: troppi diplomati e laureati. Inutile aggiungere altro: il titolo è più eloquente. Se si cerca di dare una risposta alle cause della disoccupazione nel nostro paese, capiamo che la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro è attribuibile ad una causa principale: siamo in troppi. Troppi significa che il numero di lauree e di diplomi similari, che consentono l'accesso all'offerta di lavoro è di molto superiore alla stessa offerta. Ad esempio, se diamo un'occhiata ad un giornale di annunci, nella sezione cerco lavoro troviamo più di 100 richieste, nella sezione offerta, appena una decina. I diplomati risponderanno agli annunci come personale amministrativo, i laureati pure, è normale che il 90% di essi rimarrà fuori dalle selezioni. Certo i mali del mondo del Lavoro in Italia sono anche altri: flessibilità selvaggia, scarsa considerazione della meritocrazia. Eppure un errore di fondo, se riflettiamo bene, lo troviamo: le famiglie e gli studenti continuano ad illudersi di poter trovare un lavoro sicuro, stabile, fisso e ben remunerato, solo con un buon titolo scolastico. Insomma ci si continua a proporre come negli anni del boom economico quando con un diploma o una laurea, le industrie e la Pubblica Amministrazione erano in grado di assorbire di tutto e di più, garantendo carriere di tutto rispetto. Oggi non funziona più così: i concorsi sono bloccati, le industrie investono all'estero e le opportunità si riducono drasticamente. Pensiamo anche al lavoro precario, il precariato più selvaggio colpisce proprio i laureati e comunque tutti coloro che aspirano a professioni intellettuali. Mentre operai edili, meccanici, artigiani specializzati hanno buone opportunità di trovare un lavoro stabile. Forse bisognerà fare marcia indietro ed impegnarsi ad insegnare un mestiere ai nostri figli, come facevano i nostri padri, 30 , 40 anni fa. Il loro futuro da laureati sarà peggiore di quello dei loro padri operai. Certo è anche ingiusto privare il figlio di un operaio della possibilità di laurearsi se lo desidera, questo è un diritto garantito dalla Costituzione, ma anche su questo fronte dovremmo approfondire e cercheremo di farlo in seguito. La soluzione per arginare la precarietà e la disoccupazione dilagante sarebbe quella di far studiare solo chi merita e premiarlo in sede di accesso al mondo del lavoro. Dunque bisognerà dire basta all'accesso a professioni ben remunerate garantito solo ai figli di papà a prescindere dal merito, basta alle raccomandazioni, basta all'offesa arrecata ai cervelli che studiano e si impegnano per dare un contributo al miglioramento della nostra società. Diversificare i titoli di studio, impegnarsi ad ottenere una formazione in settori emergenti potrebbe anche consentire un ingresso più sereno nel mondo del Lavoro. Ricette miracolose non ne esistono, ma provare a ragionare un attimo potrà solo aiutare ad uscire dal tunnel della disoccupazione senza speranza.
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