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Collaborazioni giornalistiche retribuite

Esistono le collaborazioni giornalistiche ben retribuite?

Come trovarle?

In questo articolo affronteremo un argomento di cui si parla poco, o meglio di cui tanto si parla tra i precari della categoria e tra i loro rappresentanti, ma con tono silenzioso che non scalfisce quasi mai, né tanto meno risolve il dramma delle collaborazioni giornalistiche retribuite poco e male: esistono le collaborazioni giornalistiche seriamente retribuite? Entriamo subito nel vivo dell'argomento: crediamo che in Italia non si trovino facilmente valide opportunità di collaborazione giornalistica con testate che paghino decentemente gli articoli redatti e forniti dai collaboratori,  ma crediamo anche che esista la possibilità ed un metodo per riuscire ad ottenere compensi dignitosi. Il proliferare del mercato delle collaborazioni malpagate, nasce , secondo noi, da un grande equivoco: il concetto di giornalista freelance. Tanti anni fa parlando con un nostro conoscente avevamo espresso il desiderio di voler diventare giornalisti lavoratori autonomi, cioè freelance. Il nostro amico, esperto del settore, ed in possesso del tesserino di giornalista rispose con tono deciso: “ Non conviene inseguire il sogno di lavorare come giornalista freelance. Collabora con una testata se lo desideri, ma sappi che pagano molto poco. Questa esperienza, di due anni, ti servirà per ottenere il tesserino di pubblicista. Poi dovrai avere la fortuna di essere assunta da un giornale e solo quando avrai fatto una carriera da giornalista professionista, e diventerai molto nota, potrai concederti il lusso di lasciare il tuo posto fisso per lavorare come freelance. E' questa la strada per farsi pagare gli articoli a peso d'oro”. Quel dialogo si è svolto nell'ormai lontano 1996. Sono passati 13 anni e riteniamo validissimo ed attuale il consiglio del nostro amico. Ecco il grande equivoco: si fa credere agli aspiranti giovani giornalisti che la collaborazione sia l'inizio di una fulgida carriera professionale: si scrive da esterni e per anni, con la speranza di un'assunzione, in attesa di diventare talmente noti da poter pretendere dall'editore un compenso dignitoso anche come freelance. Ma il freelance in Italia resta colui che dopo una lunghissima carriera tra noti, anzi notissimi gruppi editoriali, decide di smettere e di scrivere da esterno. Dunque il percorso del giornalista freelance, ben pagato, è all'inverso: prima posto fisso, poi lavoro autonomo. Oggi tanti giovani iniziano da collaboratori malpagati e continuano da collaboratori malpagati, per sempre, fino a quando non decidono di smettere. Talvolta smettono troppo tardi, a 40 anni, quando le altre opportunità di lavoro si restringono e quando la crisi economica non lascia scampo all'eventuale possibilità di riciclarsi con altri mestieri. Se consideriamo che il Giornalismo è un settore dove il reclutamento per vie “parentali” è molto diffuso, esiste sempre il rischio che freelance famoso possa diventarlo il solito raccomandato di turno. Gli spazi sulla carta stampata sono perciò preclusi alla stragrande maggioranza degli aspiranti “Montanelli”. L'avvento di Internet, con il proliferare di siti web e blog, avrebbe potuto assorbire chi voleva lavorare come freelance in modo serio e dignitoso, ma il mercato dei compensi per collaborare con le testate web è ancora più disastrato dei media tradizionali: 2, 3, 5, euro ad articolo e quando va peggio, pochi centesimi a post o addirittura gratis. Il guaio è che molte di queste offerte vergognose e truffaldine, vengono spacciate per opportunità di lavoro, altro guaio è che tanti accettano di scrivere per pochi spiccioli, per fare esperienza, per poi magari stancarsi non appena si rendono conto che in quel settore non si aprirà mai nessuna strada. Come uscire da questo tunnel? Primo punto: rifiutando con tono deciso i compensi da fame. Se due anni di collaborazioni retribuite ( anche poco) servono per ottenere il tesserino da pubblicista, poi il percorso deve essere indirizzato al'invio di CV presso testate in cerca di personale in pianta stabile. Tra le migliaia di siti di annunci di lavoro per giornalisti, come ad esempio MediaJob, o anche altri, come Jobrapido, Infojobs, Miojob di Repubblica, dove tra tante categorie fioccano anche annunci per “Editoria e Giornalismo” è possibile selezionare gli annunci per ricerca di personale e scartare quelli che già dalle prime battute appaiono come collaborazioni malpagate. Potete provare a candidarvi anche per la posizione da freelance, ma dovete imparare a contrattare il compenso, facendo capire chiaramente chi siete e quanto valete. Se dite sì a pochi euro, vi state “svendendo” e state dando l'esempio di valere poco, molto poco. Molti gioiscono anche quando viene loro offerto un compenso più alto, magari 50 – 100 euro per un'inchiesta. Anche questo è sfruttamento. Un'inchiesta giornalistica, ben fatta, richiede contatti, attenta verifica delle informazioni, reperimento di fonti e di dati verificabili. Possono passare anche due settimane per redigere il pezzo e con 50 – 100 euro ogni due settimane non avrete guadagnato granché. La situazione è molto grave e solo una presa di coscienza di chi collabora potrà cambiare le cose. Se tutti dicono “no”, le testate saranno costrette a pagare meglio. Un ultimo esempio: se vi innamorate della persona sbagliata, non vi accorgerete mai di quella giusta. Stessa regola per il Giornalismo: se accettate sempre collaborazioni malpagate, non avrete le energie per riconoscere le buone occasioni. Rifiutate chi vi paga poco e fregatevene di chi accetta al vostro posto. Invece di scrivere per pochi spiccioli, cercate sempre e solo annunci seri. Anche all'estero, se conoscete bene le lingue straniere. Volere è potere, ma ricordatevi anche che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

 

 

Commento 13.01.2012 ore 19.00

Autore: redazione

Ci scusiamo con Andrea per il disagio e lo ringraziamo per la sua gentile segnalazione. La grafica della pagina è stata reimpostata per permettere la lettura dell'articolo.

 

 

Commento 08.01.2012 ore 23.49

Autore: Andrea Scarpellon

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